EN PLAIN AIR

Luglio/Agosto  2012

Arzalò - Oira di Crevoladossola

L’interessante sviluppo artistico di questo sensibile e acuto pensatore lo ha portato da esordi di tipo figurativo, esposti nella mostra del 1992 in piazza Chiossi, con paesaggi e nature morte che gli hanno permesso di perfezionarsi nel colore e nella luce, a una ricerca decisamente più spirituale, che gli ha fatto riscoprire l’arte di Kandinskji e che egli vede ora come l’arte più vera, la sola in grado di dare voce al suo essere interiore. Ma già le opere degli anni Novanta erano connotate da un’attenzione per lo spirito, nelle frasi che accompagnavano i quadri, tratte da “Lo spirituale nell’arte” di Kandinskji e da “Il cavaliere azzurro” di Marc. Il lavoro sul colore risale invece al 2005, con uno studio sulle mescolanze e le sfumature dei colori base.

La ricerca dell’oltre si nota però soprattutto nei volti, che diventano pretesto per disgregare il dato realistico e lasciar emergere ciò che c’è al di là dell’apparenza. Maestrini vive la materia come un mezzo per il cammino verso lo spirituale, e la vita concreta come la prova del nostro quotidiano ricercare. Maestrini è massimamente filosofo, in quanto spiega il nostro essere hic et nunc con la missione dell’osservazione e del lavoro su se stessi. “Creolo” del 2009 è il punto d’incontro tra ritratto realistico, paesaggio e ritratto spirituale, segnando così il giro di boa. Nei volti spirituali lo sfondo si compenetra con linee d’energia, che del volto dissipano i contorni netti, come avviene in “Underwater dream” del 2011, ove domina la suggestione onirica nella sospensione delle linee verticali e si affaccia la ricerca dello spazio vuoto nelle campiture a spatola vaste, monocrome e uniformi. L’esigenza del vuoto, nata in pittura, se non ha diritto di cittadinanza in natura, esprime però una condizione esistenziale: la nostra mente è sempre sollecitata dal pensiero superficiale, che aiuta le decisioni quotidiane, ma impedisce di attingere alla dimensione profonda del sé. Fare il vuoto intorno, che in pittura significa ridurre al minimo il dato realistico, sgombera la via al cammino e permette di affacciarsi sui panorami dell’anima, sede di tutte le risposte. Attraverso “Fragments of one” (su uno sfondo urbano dominato da incendi e sirene, il poliziotto è incerto sul da farsi, quasi percepisse che tutti gli uomini sono uno e che le azioni del singolo alla fine si ripercuotono su di lui) si giunge così a “Flowing”, ove il volto si disgrega attraversato da un flusso, e a “Empatia”, due volti onirici disgregati, che s’incontrano fondendosi in una zona di vapore che li rende un’unica materia spirituale.



Ma è il 31 ottobre 2011 la data che segna l’approdo di Maestrini all’astratto vero e proprio, avvenuto naturalmente, al punto da suscitare sorpresa nell’artista stesso: in “Astratto n. 1” il volto inteso normalmente è del tutto superato, come anche ogni altro dato realistico. Il puro pensiero si è fatto immagine. Questa è l’essenza dell’arte, e ogni altra parola è superflua.



                                                                    Silvana Pirazzi

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Stefano Maestrini

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