DIECI  DOMANDE  ALL'ARTISTA

Vita, arte, pittura, ed astrazione.

1. Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad iniziare a fare arte?
Un giorno ho iniziato a dipingere e solo dopo numerosi tentativi penso di aver raggiunto qualcosa che si può definire arte. La scintilla si è accesa diversi anni fa in un giorno d'autunno, era una di quelle bellissime giornate di sole, quando ho visto tutti quei colori che incendiavano il bosco. Uno spettacolo della natura! Per primo ho sentito uno slancio emozionale ed istintivo verso la pittura di paesaggio dal vero, quindi l'osservazione della realtà, della luce. All'inizio sentivo la necessità di padroneggiare il mezzo pittorico per rappresentare quelle sensazioni che le manifestazioni della natura mi suscitavano. Poi la parte istintiva si è evoluta grazie all'approfondimento di questioni più tecniche ma non meno entusiasmanti a supporto della spontaneità espressiva. Poi è nata una sorta di empatia tra me e la pittura, che in fondo è la ricerca di molti artisti, "ritrovare se stessi in quello che si fa", ma questo l'ho capito meglio in seguito.

2. Qual'è il tuo soggetto preferito da dipingere, se c’è?
In arte si usa dire che il soggetto è solo un pretesto, un mezzo, il fine dell'artista è quello di manifestare qualcosa d'altro. Altrimenti, per fare un esempio, un vaso di fiori resta solo un vaso di fiori e niente di più! Van Gogh ha dipinto un vaso con girasoli che però va ben oltre la semplice apparenza, grazie al movimento ed al colore c'è dell'Energia che si sprigiona! Comunque il soggetto che preferisco è quello che ha dei forti contrasti di chiaroscuro ed allo stesso tempo delle geometrie lineari e colori intensi, caratteristiche che ritrovo nella realtà degli scorci urbani. In altri casi come volti, paesaggi, composizioni o nature morte o astratti che siano, cerco spesso e volentieri di mettere in risalto queste caratteristiche perché sento che in fondo sono come i vari aspetti che rispecchiano gli elementi della vita.

3. Com'è cambiata la tua vita dopo che hai conosciuto l'arte?
E' cambiata moltissimo, si è evoluta gradualmente proprio grazie ad essa. Mi ha accompagnato ed allo stesso tempo mi ha fatto da specchio, mi ha aiutato a comprendere meglio chi sono. Ci sono vari passaggi e diversi cambiamenti nel corso del tempo che una persona lì per lì non se ne accorge. Eppure sono dei passaggi evolutivi, alcuni avvengono spontaneamente, altri invece vanno cercati con impegno e dedizione. Da giovanissimo disegnavo tribali astratti su ogni tipo di supporto, magliette, giubbotti, borse, pareti. Poi ho scoperto la pittura nelle sue varie forme, acrilico, acquerello, smalti, tempere, l'olio, ho sperimentato anche la tecnica dell'incisione e della stampa con un piccolo torchio, la grafica a computer con photoshop; nella scultura ho sperimentato vari materiali come cartapesta, gesso, marmo bianco, tecniche miste e assemblaggi vari. Il disegno ha seguito sempre l'avanzare della mia ricerca al mio mezzo espressivo ideale e l'ho affinato man mano in base alle necessità del momento. Un testo per me fondamentale che mi ha fatto capire il disegno è "Disegnare con la parte destra del cervello" di Betty Edwards. In definitiva ho sondato, provato, cercato fino a quando ho deciso di concentrarmi sulla tecnica della pittura ad olio, e finalmente ho intuito la mia sensibilità per il colore. Questa passione mi ha portato al loro studio al quale vi ho dedicato molto lavoro di analisi sia teorico che pratico in studio ed "en plein air". Ho approfondito anche lo studio della psicologia della gestalt (forma) e tutto ciò mi ha dato molta soddisfazione, ma soprattutto sicurezza e delle solide basi nell'operare artisticamente. A prescindere dal mezzo espressivo che utilizzo, faccio una distinzione tra "semplice diletto" o "arte impegnata”; sempre arte è, e ciascuno può fare come meglio crede, dipingere per hobby, passatempo, per scaricare le tensioni o meglio ancora per comunicare la propria realtà interiore, esprimere delle idee, raffigurare delle fantasie o cose immaginarie. L'arte in fondo é un viaggio alla scoperta di se stessi. Dal 2012 ho riscoperto la tecnica dell'acquerello che sto approfondendo tutt'ora, come maturazione alla mia esperienza personale con l'astrazione. Questa tecnica ha portato nuova linfa vitale al mio modo di vivere l'arte pittorica, nel sentirmi più leggero, più libero dalla materia stessa del colore.

4. Quali sentimenti provi mentre dipingi?
Molteplici! A volte mi faccio trasportare da una sensazione che si amplifica fino al punto da generare forme e colori che la rispecchiano, emozioni di gioia, oppure degli slanci per qualcosa che ho visto e mi ha emozionato, a volte solo per il gusto della pittura in sé, facendo però attenzione alle mie percezioni ed intuizioni mentre dipingo, il più delle volte mi lascio trasportare o suggerire dal lavoro stesso che sto creando. Qualunque sia il tipo di emozione che provo, dipingendo in studio oppure all'aperto, il sentimento di fondo lo descriverei così: "All'inizio c'è sempre una tensione, come se dovessi accordare uno strumento alla perfezione; impostare le basi della struttura col disegno mi fa trasalire su un altro piano della percezione, quella non razionale, è piacevole questo stato d'essere, che poi continua lungo tutto il processo creativo, con alti e bassi, perché all'inizio dell'opera bisogna "forzare" un po le cose, fino ad un certo punto nel quale sento il trasporto e poi si va in discesa, ci si lascia portare facendo attenzione a non andare troppo oltre nell'esecuzione, bisogna sapere quando fermarsi, sempre meglio lasciare dell'incompiuto piuttosto che mettere troppo. Per definire tutto questo processo creativo con due parole, direi che è una sorta di "corteggiamento d'amore".  

5. Cosa ti attrae dell'arte astratta e perché?
Non direi che mi attrae, piuttosto accade! Mi ci sono ritrovato naturalmente, senza forzature intendo, in seguito ad un percorso di più periodi o fasi pittoriche. Per fare un paragone, é come viaggiare in auto di notte, si vede solo dove illuminano i fari, non si può vedere tutto il tragitto. Lungo questo viaggio ci sono delle tappe intermedie dove ci si può ritrovare in luoghi sorprendenti. Quello che mi attrae dell'arte astratta è quel linguaggio con la sua musicalità, quell'armonia che si produce ed una sorta di equilibrio nel disordine apparente. Quando ne ho sperimentato direttamente le possibilità espressive le ho implementate al mio lavoro artistico. Voglio dire che non mi sono lasciato assorbire completamente da questo metodo di fare arte. Anzi, ho cercato di capire il suo ruolo, come potevo integrarlo a quello che già conoscevo ed ho proseguito la mia ricerca artistica in parallelo. Considero comunque tutt'ora l'importanza di avere nell'opera finita dei riferimenti anche parziali al reale per una maggiore affinità di comunicazione con il fruitore. Inoltre sento che se non vi è contenuto e veicolato un messaggio spirituale che possa sostenere l'evoluzione del pensiero e dell'anima, rimane nell'ambito del puro esercizio estetico fine a se stesso, un esercizio di stile.

6. Che cos'è per te l'astrazione? Come ti ha influenzato personalmente questo genere di pittura?
La considero una possibilità espressiva molto potente. Astrazione per me significa cogliere, estrarre, sublimare. Che il soggetto provenga dal mondo reale, che sia solo un pensiero, una sensazione, o un'idea, cerco di rappresentarla figurativamente in modo metafisico. Oppure mi lascio trasportare dall'atto creativo stesso del dipingere e si crea così un collegamento che va oltre la realtà del mondo materiale. Fin dagli esordi mi affascinava l'opera di Kandinsky. Ricordo la mia prima esposizione personale dove ho azzardato l'accostamento dei miei primi tentativi pittorici a pannelli con frasi tratte da "Lo spirituale nell'arte" e da "Il cavaliere azzurro". Sentivo fin da allora che questi testi contenevano informazioni sull'arte che mi spronavano a ricercare e conoscere più a fondo la mera apparenza delle cose. Col tempo ho apprezzato e valorizzato ancor di più il potenziale dell'astrazione; della spiritualità nell'arte ne ho fatto i miei principi e fondamenti: "L'armonia e la bellezza come strumenti per l'evoluzione ed il progresso dell'umanità".

7. Conoscevi l'Astrattismo anche prima o è stata una scoperta spontanea?
Lo conoscevo, si. Ma come un parente lontano. Era un mondo che ancora non avevo ben compreso con un'esperienza diretta. Lo studiavo come processo artistico di pittori come Paul Cezanne per primo che ne ha elaborato i primordi, Vassily Kandinsky paladino e portavoce, e poi Piet Mondrian, Paul Klee, ma niente di più. Quando invece mi ci sono ritrovato faccia a faccia con il mio "primo vero dipinto astratto", mi sono ritrovato sorpreso e spaesato allo stesso tempo. E' stato come fare piazza pulita di tutto quello che avevo dipinto prima, ed avessi ora infinite possibilità di creare con una nuova dimensione. Potrei definirla una maturazione spontanea preceduta da molte fasi e periodi pittorici di ricerca intervallati dal confronto e dall'autoanalisi critica del proprio lavoro nel campo della pittura. Sul momento mi ha comportato delle difficoltà nel proseguire il lavoro pittorico, perché infinite possibilità equivalgono anche ad una privazione di libertà, in altre parole "ora che posso fare tutto quello che voglio, non so cosa fare!" Questa cosa inizialmente mi ha messo in crisi, mi ha fatto sorgere molte domande, mi ha aiutato a riflettere su come proseguire il mio lavoro artistico. Dato che avevo delle solide basi da autodidatta, dopo un attimo di impasse ho ripreso subito con nuovo slancio, forte di questa nuova esperienza. In apparenza può sembrare una forma espressiva di totale libertà, ma non direi, in quanto anche nell'astratto ci sono regole da rispettare.

8. In quale modo secondo te l'arte astratta potrebbe cambiare il pensiero delle persone?
Aggiungerei che non solo potrebbe, ma ha effettivamente cambiato e cambia il modo di vedere e percepire il mondo grazie all'armonia ed alla bellezza che questo tipo di espressione emana. Nel testo "Lo spirituale nell'arte" di Kandinsky, eletto fondatore dell'astrattismo, il soggetto non è l'arte, bensì la spiritualità. Per l'appunto voglio citare una sua frase: “E’ nella capacità di cogliere nelle cose materiali e nelle cose astratte l'elemento spirituale che rende possibile infinite esperienze". Tutto questo porta ad un'evoluzione che passa dal piano mentale concreto al piano mentale astratto per poi elevarsi alla soglia superiore del piano intuitivo. Ecco che l'arte si fa strumento sia per gli artisti e per gli spettatori, che ne possono trarre tutti i benefici per l'evoluzione delle coscienze.

9. E’ possibile far capire cosa vi è di rappresentato oppure è più una trasposizione personale ed intima dell'artista?
Entrambe le cose. Tutto sta nella predisposizione dell'osservatore, che può avere già una preparazione, oppure lo si può introdurre con una spiegazione per capire meglio quello che osserva. Diversamente potrebbe semplicemente guardare un'opera ed apprezzarne l'esecuzione cromatica, l'impasto, la stesura o l'accostamento con una visione più suggestiva e meno concettuale. Sono  sufficienti delle combinazioni tra forme, chiaroscuro, la forza espressiva del colore per trasmettere delle sensazioni a chi guarda un quadro. Tutto sta' a come si combinano le cose ed al significato che gli si conferisce. Alla qualità tecnica impiegata ma soprattutto al messaggio che si vuole esprimere. Delle tante definizioni di arte questa è quella che considero più vera di tutte: "L'arte è la qualità della comunicazione". La tecnica in sé può essere buona, buonissima o anche pessima, ma quello che conta più di tutto il resto è sempre che arrivi il messaggio al fruitore. Ed è proprio a questo punto che entrano in campo l'abilità, la capacità, la sensibilità dell'artista stesso nell'intento di creare un'opera d'arte capace di entrare in risonanza con il prossimo.

10. Come deve affrontare lo spettatore un'opera astratta?
Le energie messe in campo da questo genere di arte sono molto intense, a volte prorompenti. Non hanno riferimenti precisi con la realtà e proprio per questo motivo chi ha a che fare con opere d'arte astratta può esserne influenzato in tre modi differenti. Nel primo caso l'osservatore è neutrale, si sofferma all'apparenza, alla sola evidenza materiale, guarda l'aspetto generale dell'opera senza esserne coinvolto perché non capisce l'opera o semplicemente non gli piace. Nel secondo caso, vi è un approccio razionale, chi osserva si è preparato ed è predisposto ad accogliere il messaggio artistico e viene guidato nell'osservazione dell'opera dalla propria conoscenza intellettuale data da informazioni e descrizioni precedenti alla visione. Purtroppo penso che questo metodo abbia anche un risvolto negativo in quanto porta ad elucubrazioni concettuali fuorvianti di cui l'arte contemporanea ne soffre. Tuttavia credo sia possibile raggiungere un buon livello di godimento artistico, quasi di stupore e meraviglia, come quando si descrive un dipinto e si scoprono quante cose vi ha messo l'artista che non si notavano all'inizio. Nel terzo caso, grazie alle informazioni precedenti, l'osservatore fa un passo oltre e si lascia andare, ed entra così magicamente nel flusso che l'artista ha generato, col movimento, le masse, la gestualità, o con qualsiasi cosa vi abbia messo. In questo caso c'è una viva partecipazione dell'osservatore al soggetto artistico. Non essendoci un immagine realistica da osservare, il cervello non è impegnato a catalogare cose, non ha vincoli di alcun genere, quindi ha dei margini molto più ampi di percezione. Ma penso che il momento migliore per vedere veramente un'opera d'arte è quando non ne conosci nulla e questa semplicemente ti colpisce, ti risuona, ti parla e dice cose oltre al visivo, appunto come nell'astrazione. Questa può lanciare messaggi primordiali come le opere di Tapies, o farti volare negli spazi di Klee. Si può ballare nelle opere di Pollok, come riposare negli spazi di Mondrian. Ciascun artista apre dei linguaggi e degli universi unici.
L'inizio dell'arte moderna di tipo mentale e quindi anche di quella astratta è avvenuta grazie a Cezanne, ed è grazie al lavoro di questo grande maestro che in seguito molti artisti hanno potuto evolversi, avendo trovato terreno fertile per un passaggio di piano evolutivo.
In fondo il compito dell'arte è proprio quello di mostrare, aiutare a far vedere di nuovo e a far comprendere il mondo grazie al lavoro degli artisti, ognuno con il suo linguaggio ed il suo stile personale. Kandinsky ha lanciato il suo messaggio e le sue opere emozionano sia i bambini che gli adulti. Ecco la forza espressiva dell'astrazione che fa cambiare il mondo!

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Ringrazio sentitamente Irina P. per questa serie di domande che mi ha rivolto per la sua tesi di laurea.

Stefano Maestrini

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